Biografia

Alessandro Rizzo, nato il 10 Dicembre 1985 a Garbagnate Milanese, residente a Turate. Le tecniche pittoriche, o meglio, gli stili, nella contemporaneità spesso non riescono a mantenere i tratti distintivi e identificativi che avevano nel passato perché gli artisti attuali prendono spunto, mescolano e sperimentano per dar vita a una cifra pittorica assolutamente personale e individuale; questo tipo di atteggiamento è in grado da un lato di superare i limiti imposti dalle correnti pittoriche del Novecento, dall’altro di gettare le basi per le ricerche degli artisti di domani. Il protagonista di oggi sceglie inconsapevolmente di dar vita a un linguaggio pittorico singolare in cui unisce magistralmente due tra i più rivoluzionari movimenti che hanno contraddistinto il secolo scorso.  Tutto ciò che nel Novecento poteva essere contro l’arte tradizionalmente intesa, era accolto come innovazione significativa per compiere quel percorso di distacco, di controtendenza rispetto alle regole accademiche ormai in contrasto con la modernità e gli stravolgimenti che la società stava affrontando; in questo quadro l’Espressionismo costituì una rottura netta con il Realismo ma anche con l’Impressionismo e tutta l’arte precedente per il suo desiderio quasi prepotente di distaccarsi dall’estetica e dall’equilibrio armonico per seguire invece quei moti interiori disordinati, a volte aggressivi, intensi, irrefrenabili che appartenevano a un’interiorità troppo a lungo scissa dall’espressione pittorica. Pertanto era necessario rinunciare all’armonia, alla prospettiva, alla stesura del colore così come intesi dal punto di vista classico e accademico e trovare un modo secondo il quale l’immagine dovesse adeguarsi all’impetuosità del sentire, anche se per questo dovesse lasciar emergere il brutto, il deforme, l’irreale coloristico; le opere di Vincent Van Gogh come quelle di Egon Schiele, sovvertivano l’equilibrio estetico e la realtà per entrare nel mondo delle profondità, delle insicurezze, delle ossessioni e della follia, quasi come se il loro fosse un grido di dolore nei confronti di un mondo fatto di regole, di falsità, di incertezze dovute alle minacce delle guerre e al cambiamento di una società in cui non si riconoscevano più. Con il trascorrere dei decenni quella netta opposizione andò affievolendosi e concentrandosi invece su tematiche più contemporanee, sullo studio dell’evolversi del modo di vivere che ebbe un’ampia accelerazione dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando cioè le devastazioni erano alle spalle e il processo di ricostruzione aveva determinato un crescente benessere; fu esattamente in questo contesto che negli Stati Uniti prima e in Europa dopo, nacque uno stile artistico anch’esso rivoluzionario, seppur con modalità diverse rispetto all’Espressionismo, e che intendeva mettere in risalto la tendenza consumistica, popolare e più superficiale di quegli anni. Dunque l’arte doveva parlare un linguaggio chiaro e semplice anche per andare a coinvolgere un pubblico più ampio che diversamente mai si sarebbe avvicinato a un’opera, ma anche per permettere alla nuova classe borghese di poter avere in casa qualcosa di prezioso che non avesse dei costi eccessivamente inarrivabili. Questa fu la spinta che indusse il grande innovatore Andy Warhol a dar vita alla Pop Art, uno stile che rendeva protagonisti oggetti quotidiani, quelli che entravano nelle case dei consumatori, facendoli diventare icone rappresentative dell’epoca tanto quanto lo erano gli affascinanti personaggi del cinema, del mondo dello spettacolo e della politica. Le opere non erano più copie uniche vendibili solo a collezionisti con grandi capacità economiche bensì venivano prodotte in serie limitate attraverso l’uso della tecnica serigrafica che rese dunque l’arte più democratica e accessibile; ciò che contraddistinse il movimento di Warhol fu lo sguardo ammirato ma in fondo anche critico della società del tempo, consumistica, ecco il motivo degli oggetti protagonisti assoluti di intere opere, e all’inseguimento di nuovi miti come gli attori di Hollywood. L’arte di Alessandro Rizzo si ispira a grandi artisti di un passato più remoto, come John Atkinson Grimshaw maestro dei paesaggi notturni dell’epoca vittoriana e Ivan Konstantinovič Ajvazovskij paesaggista romantico russo, per studiare e sperimentare la sua inclinazione naturale, quella verso l’espressione pittorica, dando tuttavia vita a uno stile assolutamente personale che non può che collocarsi a metà tra Espressionismo, per le tonalità cromatiche irreali ma affini alla narrazione dei personaggi o delle vedute riprodotte così come allo sguardo emozionale dell’artista, e il Neopop, per la caratteristica di mettere in luce, spesso in chiave ironica, personaggi dell’attualità insieme ad altri del passato, oppure miti moderni che per la loro popolarità hanno lasciato un segno nella storia. Il suo approccio pittorico si avvale di una notevole abilità figurativa che usa per lasciare un messaggio all’osservatore, una riflessione e interpretazione del tutto personale sugli accadimenti del presente, sulla curiosità di capire quanto sarebbe stato compreso dalle grandi figure del passato questo strano modo di affrontare ciò che si sta verificando nella realtà contemporanea; le tonalità utilizzate sono a metà tra il reale e l’irreale perché è essenziale che si accordino e sottolineino il messaggio che Alessandro Rizzo desidera trasmettere all’osservatore, coinvolgendolo di fatto non solo nel suo punto di vista bensì anche chiamandolo a una profonda riflessione su ciò che sceglie di mettere in luce, quasi come se attraverso il punto focale dell’artista si trovasse davanti a qualcosa di non evidenziato in precedenza. Il dialogo tra passato e presente è protagonista assoluto della tela La derisione in cui un divertito Albert Einstein sembra prendere in giro la sicurezza di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che gli sta mostrando le potenzialità della sua scoperta; il grande fisico tedesco non può che ridere davanti a qualcosa di tanto effimero come il servizio dato da Bezos e illustrato come una grande scoperta mentre la vittima della sua derisione sembra chiedere sostegno a Nikola Tesla che resta nel suo angolo, scoraggiato dalla mancanza di sostanza di ciò che è davanti ai suoi occhi mentre Galileo Galilei assiste incredulo. La narrazione di Rizzo è dissacratoria, prende in giro i nuovi miti mettendoli accanto a chi ha davvero scritto pagine importanti e fondamentali della scienza e della tecnica non immaginando che le loro scoperte sarebbero state utilizzate per scopi tanto utilitaristici ed effimeri. Quando invece ritrae personaggi del mondo del cinema l’artista svela tutta la sua ammirazione nei confronti di figure positive, capaci di conquistare il pubblico con la loro spontaneità, con la loro purezza e il mantenimento di valori fondamentali che nella contemporaneità sembrano andati perduti ma che ancora esistono all’interno di chi in un passato recente è cresciuto ed è stato educato; la tela Bud & Terence celebra i due mostri sacri del cinema italiano, quello leggero, quello in cui osservare le avventure dei due uomini che si muovevano mettendo al loro posto i cattivi anche a suon di botte suscitava ilarità, perché, diversamente da oggi, c’era la certezza che il bene vincesse sempre. In qualche modo emerge una sottile nostalgia da parte di Rizzo per quegli anni in cui tutto era più semplice, più stabilito, il confine tra il giusto e lo sbagliato era tracciato e le persone si muovevano su quella linea; le macchie di colore che contraddistinguono i due personaggi rappresentano quelle emozioni suscitate negli spettatori, passione, forza, determinazione e senso della giustizia, mentre lo sfondo è completamente sfumato per sottolineare la loro appartenenza a un periodo che oggi non esiste più.E ancora nell’opera Notte in città sembra riprodurre un’indefinita metropoli statunitense contraddistinta dai grattacieli illuminati, un luogo che potrebbe essere protagonista di un fumetto o forse è quella stessa Gotham City in cui collocare il suo Jocker; i riferimenti e i legami con le icone del mondo moderno sono la caratteristica principale di Alessandro Rizzo che con abilità riproduttiva, il volto di Joaquin Phoenix, grande interprete dell’antagonista storico di Batman, è reale ma con una forte impronta Pop, lascia nelle sue opere un messaggio che va oltre l’immagine stessa, sottintende la sua idea, la sua considerazione su un mondo attuale che non sembra andare nella direzione sperata inducendo l’individuo ad adeguarsi o a contestare gli accadimenti e ciò che sembra inevitabile. Alessandro Rizzo, artista lombardo, non si limita ai dipinti in olio su tela bensì ama anche cimentarsi con il carboncino e la grafite e con la Digital Art, mostrando e confermando non solo la sua predilezione per il ritratto ma anche la sua abilità narrativa ed espressiva.

Marta Lock


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Amedeo Modigliani